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Centro Ellenico di Cultura - Comunità Ellenica di Milano
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Introduzione
Per trovare le origini del ballo “choròs” o (“òρχησις ο χορεiα”) in generale bisogna tornare molto indietro nella storia dell’ uomo. In un’ epoca molto remota, l’uomo cominciò a ballare per sua natura, come del resto, anche gli animali. In un’ epoca successiva l’ uomo ha trovato nel ballo il mezzo d’ espressione e di culto per rendere onore alle varie divinità e ai suoi credo. Per gli antichi greci era considerato tra le più gentili spressioni dell’ uomo e parte importante dell’ educazione dei loro figli. I nostri balli hanno origini antichissime come dimostrano le figure danzanti di molti vasi dell’ epoca e sono nati nei diversi strati sociali. Ai tempi di Omero le piazze delle città si chiamavano “chori”, cioè posti dove si praticava il ballo. A Sparta e in tutta la regione di Laconia era difuso il “kariatisin”-(“καρυατiζειν”), una specie di ginnastica in ballo. Questa tradizione è in contatto diretto con la storia, la lingua, la posizione geografica, gli usi e le consuetudini. Il ballo è simbolo e la rappresentazione della vita stessa legato alla magia, alla religione, al lavoro, alla festa, all’ amore e alla morte. Infatti, gli uomini hanno ballato rappresentando la guerra, la pace, il matrimonio, la natura, la seminatura, il coraggio e il sacrificio. Cosi ci sono creati balli principalmente divisi in tre categorie e cioè: balli bellici, balli religiosi e balli della pace e dell’ amore. Vengono ballati in circolo tenendosi per la mano o appoggiano le mani sulle spalle dei vicini o ancora uno di fronte all’ altro.
La Grecia moderna in quanto erede di questo patrimonio culturale, può vantarsi di una grande ricchezza di balli, provenienti da tutte le regioni greche del Peloponneso, dell’ Epiro, della Thessalia, della Macedonia, della Trace e dalle isole, come: Syrtòs-Kalamatianòs, Tsàmikos, Karagoùna, Zonaràdikos, Pentozàli, Soùsta, Zeibèkikos, Syrtàki, Chassàpiko, Chassapossèrviko, e tanti altri. In nessun paese europeo la danza locale è così viva e così legata alla vita quotidiana, come in Grecia. Ci sono paesi stranieri con un maggior numero di gruppi di danza, ma qui quest’ ultima è sopravvissuta solo grazie agli spettacoli. Raramente gli abitanti balleranno le loro danze nelle feste dei paesi, nei matrimoni o nelle taverne, come avviene in Grecia. Per nessun altro popolo la danza ha un ruolo così importante, come mezzo di mantenimento dell’ identità nazionale. In nord America, si trovano migliaia di greci di seconda e terza generazione che ignorano del tutto o parlano a stento la lingua greca, ma ballano le danze greche.
La danza greca vive e regna! Nel piccolo villaggio, come danza tradizionale; nei gruppi di ballo, come danza folkloristica; nelle taverne e nei locali, come danza popolare, con i clarini, lires e buzukia; come danza turistica, con il sirtaki. La festa del matrimonio, dove gli sposi guideranno le danze con gli invitati, rimane ancora e resterà una regola. Sebbene le discoteche si moltiplichino, il liscio magari subisca una flessione, il balletto e la danza moderna guadagnino terreno, ma la danza greca tiene duro e bene. Spesso il termine “tradizionale”, si usa in modo improprio e per quanto riguarda, almeno la danza, va chiarito. “Tradizionale”, è la parte del bagaglio culturale (oppure la cultura stessa) che si tramanda direttamente da una generazione all’ altra. “Tradizionale”, può essere un oggetto, ma nello stesso tempo lo è sia il modo di produrlo, che il modo di usarlo. La vera danza tradizionale è quella che è parte integrante ed indivisibile di una società tradizionale. Quando tutta l’istruzione e la cultura si tramandano in modo tradizionale, cosi si tramanderà anche la danza che immediatamente si legherà in maniera organica al resto degli elementi culturali. Nella società tradizionale, nel villaggio greco del secolo scorso, la danza era interamente rituale e piena di significati. Dirò solo che nella società tradizionale, la danza si trova molto vicino al centro della vita sociale, mentre nella società moderna industriale, la danza si colloca nella parte periferica. Mantiene sempre la ritualità, esprime sempre la società che la balla, ma le sue funzioni nella nostra società moderna sono parziali e complementari. Nelle società preindustriali, ballavano re, generali e altri prelati. Ballavano non solo alle feste, ai matrimoni e in taverna, ma prima della battaglia, dopo la caccia, dentro la chiesa, durante l’istruzione ed in ogni occasione ufficiale. La danza era necessaria come l’ omelia. Oggi, uno può parlare perfettamente e non aver mai ballato in vita sua. Anche oggi esiste la danza, ma è un elemento accessorio, come molti aspetti della nostra società e possiamo fare tranquillamente a meno. Il concetto antico della danza è molto profondo. Innanzitutto è più vicino al concetto che ne davano i greci antichi, che non distinguivano la danza, dalla musica e dal canto. Il movimento, il suono e il canto, come una cosa indivisibile nell’ orchestrazione, quando si presentavano separatamente, non erano altro che facce della stessa realtà. Questo si vede ancora oggi nel villaggio greco: le parole della canzone, la melodia e i movimenti, formano nel pensiero della gente un unico ed invisibile concetto. La danza non può essere concepita separatamente dal contesto specifico che la circonda. La danza non è solo passi e movimenti del danzatore, ma anche il suo stesso corpo, il suo costume, gli altri che ballano con luie quelli che siedono intorno. E’ la musica e i musicisti, il canto e il cantante. Dentro la danza sono i cibi sul tavolo, il vino, qelli che si addormentano sduti, gli anziani che osservano, i bambini che corrono da per tutto, i visi agitati, l’emozione, gli sguardi. E’ tutto quello che è successo prima di arrivare a ballare, e tutto quello che succederà dopo. E’ una scena che include tutta la storia del villaggio. Il fatto di isolare i passi dei piedi e di presentarli come la danza, è degradante ed offensivo. Infatti, se qualcuno vorrà leggere qualcosa sulla danza tradizionale, troverà solamente libri con le “impronte dei piedi”. Questi libri illustrano la meccanica dei piedi, ma non insegnano a ballare; nel migliore dei casi, esistono per ricordarci, spesso con errori, una danza precedentemente imparata.
Così, l’immagine che presenta oggi la pratica della danza greca, è divisa in due parti. Da una parte, quelli che ballano le “loro” danze, quelle che hanno imparato nel villaggio, in occasione di matrimoni e feste (“panighiri”). Spesso costoro non conoscono altre danze e non sono interessati nemmeno ad impararle. Quando ballano, vengono attraversati dalla storia del loro villaggio, così come l’hanno vissuta e come gli è stata raccontata. Non importa dove ballano, il loro villaggio si materializza intorno a loro. Sono gli ultimi depositari della tradizione. Dall’ altra parte, c’è tutto il resto: quelli che non hanno vissuto nel villaggio, oppure sono andati via da piccoli; quelli che hanno imparato il syrtos okalamatianos a scuola ed il syrtaki o il chassapico al party e quelli che, con grande dispiacere, eseguiranno un tango o un rock, se la loro moglie insisterà. Esistono anche i giovani dei gruppi di danza che non riescono a finire un pentozali, avendo visto Creta solo sulla cartina geografica. Questa categoria balla folklore. Folkloristica, è la danza tradizionale che si trova staccata dalla sua società tradizionale e così, mentre sembra fedele alla tradizionale, è profondamente contaminata e diversa. In alcuni casi, si presentano spettacoli di vari gruppi di danza ed infine nel caso peggiore non si parla nemmeno di “spettacolo”, ma di semplice ginnastica. 
 
Alcuni dei balli tradizionali più rappresentativi
 
KALAMATIANOS – SYRTOS
 E’ uno dei balli più famosi e popolari in Grecia. Troviamo le sue radici addirittura nell’Iliade di Omero che racconta di tre rappresentazioni ritratte sullo scudo di Achille, disegnate dal dio del fuoco Efesto. Si chiamava “SYRTOS” o “ORMOS” che ha due significati “golfo” o “collana” forse legato al suo modo di svolgersi a catena. Dal 19° secolo si ballava in tutta la Grecia e veniva chiamato “SYRTOS” O “PELOPONISIOS”(di peloponneso). Comunque il ballo ha diverse denominazioni come anche  “KALAMATIANOS”(di kalamata). Per quest’ ultima tanti pensano che deriva dalla città di Kalamata, come tanti balli legati al territorio e alla posizione geografica. Però se facciamo caso alle parole di una delle canzoni capiremo che si riferiscono alla città di Kalamata, senza che ci siano ulteriori legami. Questo dimostra la presenza del ballo anche in altri territori. Quindi il nome “KALAMATIANOS” deriva presumibilmente solo dalle parole di una determinata canzone. I ballerini formano un semicerchio che si muove in senso antiorario e fanno dodici passi fondamentali. Usano il fazzoletto di lino o di cotone per prendersi dalle mani, il quale viene sventolato per aria dal primo e dall’ utlimo ballerino come segno di goia, positività e speranza. La sua musica è di metro di 7/8.
 
TSAMIKOS  O  KLEFTIKOS
Anche “TSAMIKOS” è uno dei balli più popolari in Grecia e trova le sue radici nell’ epoca di Omero. La sua denominazione deriva dagli abitanti di “TSAMURGIAS”, che si trova nell’ Epiro nella regione di Thesprotia, i cosiddetti“TSAMIDES”. Dopo la liberazione della Grecia dalla dominazione turca, il ballo ha acquisito carattere nazionale e si ballava in tutta la Grecia. Durante la dominazione turca era il ballo più amato dai rivoluzionari greci, i cosiddetti “KLEFTES”, da cui deriva il secondo nome “KLEFTIKOS”. Veniva ballato come preparazione e allenamento prima delle missioni militari contro i turchi, perciò era considerato un ballo maschile ed esprimeva coraggio, volontà e desiderio per la vittoria. Oggi partecipano anche le donne perciò i passi e i movimenti occupano meno spazio. Viene ballato formando un cerchio e ci si muove in senso antiorario. Il ballo è caratterizzato dallo sbattere i piedi per terra e metaforicamente rappresenta la richiesta verso gli abissi della terra di scoprire le sue enormi forze nascoste. Giustamente è considerato il re dei balli tradizionali greci.
 
REBETIKO

La musica dei greci dell'Asia Minore

 Prima di parlare del Syrtàki, Chassàpiko, Chassapossèrviko e Zeibèkiko, bisogna parlare della musica di rebetiko. REBETIKO è la musica suonata e cantata dai REBETES. Il termine “REBETIKO” implica un attributo. Descrive un tipo caratteristico di uomo, di mentalità, di comportamento, di posizione e di modo di vivere particolari. Il REBETIS è un anticonformista per eccellenza. Egli rifiuta il potere istituzionale, ma in nessun caso aderisce ad azioni militari contro di esso. Si propone come elemento esterno alle conformità sociali, essendo così considerato spesso un emarginato. Malgrado questo, non si identifica con il mondo sotterraneo. E’ volontariamente provocatorio, adotta una lingua “slang” (gergo) e quasi sempre indossa un’ arma. Un REBETIS comunque appartiene alla gente povera, comune e non privilegata. L’istituzione lo denomina “straniero”. Cosi alla fine del 19° secolo e all’ inizio del 20° secolo nell’ Asia minore nasceva il rebetiko, mentre la borghesia greca ascoltava la musica europea, le opere liriche, le commedie musicali. La parte basilare della musica “REBETIKO” ha le sue radici nell’ area geografica della Grecia moderna. La prigione e i cosiddetti “TEKEDES”, i caffè in cui i ebete si ritrovavano a fumare hashish, erano i luoghi principali dove il rebetiko si suonava e veniva ascoltato, esclusivamente da uomini. Gli strumenti principali erano il BOUZOUKI e il BAGLAMAS. Alla fine del 19° secolo, comparve un’ altro genere di musica: “Il caffè AMAN”. Emerse nei grandi agglomerati urbani della Grecia, ma soprattutto nell’ Asia minore, come Costantinopoli e Smirne. Si trattava di caffè musicali, in cui i greci di classe media si intrattenevano. La musica suonata nei caffè aman era ricca ed astuta, capace di soddisfare le richieste e il gusto di un pubblico colto e di alto rango, sia socialmente che per quanto riguardava la loro educazione. Molti rifugiati si unirono ai REBETES, familiarizzando con il loro strumenti e la loro musica. Di conseguenza, gli uomini d’ affari rifugiati aprirono i loro “Caffè AMAN” nei quali i musicisti REBETES vennero impiegati. Quindi, dal momento in cui il REBETIKO uscì dai limiti ristretti della prigione e dai TEKEDES, cominciò ad attirare più ampi strati sociali. Soprattutto dopo il 1922, il popolo amava cantare le canzoni portate dai profughi dell’ Asia minore, in quanto esprimevano meglio il loro stato d’animo, spesso censurate dalle autorità negli anni 30. Nel frattempo la musica folk greca, prodotto di una società agricola, avena raggiunto gradualmente il punto di saturazione. Dopo una lunga fioritura essa non potè ispirare altro, a causa di un nuovo sviluppo urbano. Lo spacco era evidente; l’ unione di due mondi, i rifugiati ed i REBETES, arrivo a riempirlo. In questo modo si crearono le circostanze affinché il REBETIKO si allargasse alla grande a livello nazionale, fino il 1950. Oggi i principali rappresentanti del rebetiko sono ormai morti, pero è rimasta una ricca produzione discografica. I balli sopra indicati, ma anche Aptalikòs, Kartsilamàs e Kuluritikos, esistono grazie l’ esistenza della musica di rebetiko.
 
SYRTAKI – CHASSAPIKO – CHASSAPOSSERVIKO
 Il più famoso dei balli greci è il “Syrtaki”, conosciuto in tutto il mondo e diventato al pari del partenone e delle statue dei filosofi, un’ icona greca. non è esattamente un ballo tradizionale e antico, come tanti credono, visto che è stato creato solo nel 1964 per il film interpretato da Anthony Quinn, “Zorba il Greco”. Pochissimi conoscono l’inventore e ballerino, che è “Giòrgos Proviàs”, di professione muratore, che la sera ballava i balli cosi detti laici (popolari), per arrotondare lo stipendio. La musica del film, composta da Mikis Theodorakis, rimase nell'immaginario della gente fino ad oggi grazie al successo della pellicola. Praticamente il “Syrtaki” è un mix tra una versione lenta e una veloce = (“Chassaposserviko”) del ballo greco denominato “Chassapiko” detto anche “O choros ton makellaridon “ (il ballo dei macellai), ballo legato alla musica di rebetiko. Il nome “Chassapiko” deriva dalla lega dei macellai di Costantinopoli in epoca bizantina. Con il vastissimo sviluppo culturale dell’ Asia minore, grazie alla presenza dei greci, è nato allora anche il “Syrtaki”.  I danzatori tendono la mano appoggiandola  l’uno sulla spalla dell’altro in un ritmo inizialmente lento  creando una linea retta, POI C’è una graduale accelerazione, si forma un cerchio e il ballo diventa molto veloce.  Il “Syrtaki”  rappresenta  ormai, agli occhi del mondo, tutti i balli greci, che  sono  in realtà numerosissimi e molto più antichi rispetto a quest’ ultimo.
 
 
ZEIBEKIKOS
 Anche “ZEIBEKIKOS”, come il “CHASSAPIKO”, è un ballo recente. Troviamo le sue origini e le sue radici in Asia minore. Nasce insieme alla cosiddetta musica di “REBATIKA” alla fine del 19° secolo. Musica semplice cantata dalle persone semplici, lontana dagli stereotipi della musica tradizionale, racconta la vita con i suoi dolori e le sue gioie. “ZEIBÈKIKOS” è il ballo per eccellenza del greco (uomo)!!! Prende il suo nome dagli I “ZEIBÈKUS” , una minoranza che spesso doveva far fronte alle autorità turche e costretta a vivere in montagna. E’ un ballo gerarchico, solitario e in gran parte improvvisato, che nasconde una tensione e un profondo significato interiore, che il ballerino deve conoscere e rispettare. E’ la pura espressione dello stato d’ animo di dolore o di gioia, attraverso il corpo. Infatti è difficile da ballare, proprio perche richiede grande partecipazione fisica e psichica. Il ballerino si alza e cerca, nel ritmo della musica lenta ma intensa, quasi in uno stato di trance, di esprimere e comunicare con il proprio corpo il suo stato d’ animo. Si perde nei suoi pensieri con gli occhi semichiusi e tenendo le braccia aperte, fa i primi giri cercando l’ equilibrio del suo corpo.
  
“STUDIARE… COLTIVARE... BALLARE... LE TRADIZIONI 
SIGNIFICA RICONOSCERE LE NOSTRE 
RADICI CHE SONO LA BASE 
DEL NOSTRO FUTURO”!!!
 
Krypotos Zacharias – Akis
Maestro di danza
Fondatore del corpo di ballo di Danze Tradizionali Greche

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